Tutti
avevano sempre pensato che io fossi forte, imponente e determinato. E
in effetti la mia stazza è questo che raccontava di me.
Avevo
diciassette anni, e avevo molti amici: persone che contavano su di
me, sul mio appoggio, sulla mia protezione.
Ed
ero felice: erano passati gli anni in cui ero stato evitato,
allontanato per paura e pregiudizi.
Non
ero mai stato un ragazzo tanto socievole e facevo fatica a farmi
accettare dagli altri. I ragazzini della mia età avevano timore di
me perché ero alto e abbastanza grosso. Avevo sempre l’aria
imbronciata e parlavo poco.
Non
capivano che forse era timidezza, la mia. E che io avevo più paura
di loro di quanta ne avessero loro di me.
Sapevo
cosa volevano dire, quindi, la solitudine, l’isolamento, le prese
in giro, gli sguardi sprezzanti. Ero convissuto con quelle cose per
molto tempo.